“Allora, durante il giorno tesseva la grande tela, ma la notte, sistemate accanto le torce, le disfaceva. Così per tre anni con l’inganno eluse gli Achei e li convinse. Ma quando venne il quarto anno e ritornò la stessa stagione, allora una delle donne, che sapeva bene le cose, parò e noi la sorprendemmo a disfare lo splendido tessuto”. (Odissea, II libro)
Il processo analitico in psicoterapia può essere descritto attingendo da uno dei poemi a noi più cari, l’Odissea di Omero, dove, per la prima volta, viene utilizzato il termine “analisi” per descrivere le vicissitudini di Penelope e di Odisseo.
Cosa si intende per processo analitico?
Il termine “analitico” deriva dal greco “anàlysis” che veniva utilizzato per descrivere l’azione dello “scioglimento” o il processo di decomposizione. Il termine oggi assume il significato di una scomposizione, ad opera del pensiero, di un tutto in singole parti come una delle modalità della mente umana di indagare un problema in cerca di una soluzione.
Processo analitico e Odissea
Nel mondo greco, da cui noi in larga parte discendiamo, il termine analisi compare per la prima volta nel celebre poema epico dell’Odissea in due particolari episodi:
- per descrivere il disfacimento della tela che Penelope tesseva ogni giorno per sfuggire alla violenza dei pretendenti;
- per indicare lo scioglimento delle funi che legavano Odisseo al ramo della nave mentre ascoltava il canto delle Sirene.
Psicoterapia e la tela di Penelope
L’immagine che il poema omerico ci restituisce, ossia quella di Penelope che ogni notte slegava la tela per sfuggire alla violenza dei pretendenti può costituire una metafora efficace del lavoro psicoterapeutico sotto vari punti di vista:
- Slegare la tela come scioglimento di una modalità di pensiero eccessivamente logica e organizzata, sia del paziente che dell’analista, nell’ascolto di sé e dell’altro all’interno della relazione terapeutica;
- disfare la tela come scomposizione della personalità dell’individuo che in analisi viene ricostruita nella sua genesi all’interno della trama relazionale della storia di vita dell’individuo e nelle sue potenzialità ancora inespresse;
- disfare e rifare la tela come processo interminabile assimilabile a quello psicanalitico che al di là della sua conclusione concreta (fine della terapia) prosegue nel tempo come spazio individuale di ascolto e di comprensione di se stessi e della propria direzionalità.
Psicoterapia e le funi di Odisseo

Lo scioglimento delle funi che legano Odisseo all’albero della nave mentre ascolta il canto fascinoso delle Sirene può costituire una metafora complessa di quello accade nel lavoro della psicoterapia:
- Sciogliere le funi può indicare un abbassamento delle difese che avviene in psicoterapia, le stesse che impediscono il contatto con una dimensione che si percepisce come pericolosa ma affascinante allo stesso momento: il mondo interno delle emozioni e quello delle relazioni più significative;
- slegare le funi può significare anche fare ingresso, gradualmente e con l’aiuto dell’analista, nel mondo immaginale delle Sirene: nelle proprie fantasie più profonde e più antiche, andando non solo a elaborare le immagini più sofferenti, ma anche quelle portatrici di cambiamento e di nuove direzioni per l’individuo.
In conclusione
Il processo analitico così come indicato nell’Odissea di Omero può costituire una metafora potente del lavoro di psicoterapia, in senso psicodinamico, indicando alcuni punti essenziali che possono rendere efficace l’incontro tra terapeuta e paziente.
Questi temi possono essere approfonditi nella pubblicazione di Francesco Marchini: Penelope e Odisseo: decomposizione e scioglimento come metafore del processo analitico.
Ottimo articolo!